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Caso Area Archeologica Leontìnoi

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Al confine fra i due centri sorge uno dei siti più antichi della Sicilia. Oggi «popolato» da erbacce e zecche

Ramazze, falci e rastrelli sembrano spuntare dalla macchina del tempo. In un tutt’uno con zecche e insetti malefici. Tremila anni fa – secolo più, secolo meno – qui fioriva una delle più antiche civiltà siciliane. E adesso gli operai del Comune hanno quasi completato la loro opera, fieri di aver contribuito a un evento storico. Con gesti lenti e affaticati provano a scrollarsi il sudore di dosso, sono consapevoli di aver fatto quasi un miracolo. Eppure ci sarebbe ancora altrettanto – se non di più – da fare. Ma non c’è tempo, il calendario è impietoso. Oggi, a Carlentini (ma anche a Lentini) sarà festa. Una giornata da ricordare, almeno per quelle poche decine di persone a cui interessa ancora qualcosa del proprio passato, delle proprie radici. Oggi, «in via eccezionale, per lo spettacolo teatrale multimediale Eneide», riapre il parco archeologico Leontinoi, chiuso dal 2005 per carenza di personale. Apre e poi richiude, per non si sa quanto tempo ancora. E quel cancello sbarrato, quelle erbacce, quei cartelli sbiaditi – tutti assieme – rappresentano un manifesto listato a lutto. Un simbolo dell’incapacità tutta siciliana di valorizzare i propri tesori.E che tesori. Siamo nel cuore dell’antica Leontinoi, fondata nel 729 a. C. dai coloni greci e calcidesi arrivati da Naxos, ma sul colle di Metapiccola sono visibili i resti di una necropoli risalente addirittura al XI secolo. È un saliscendi di valore inestimabile che oggi si distende sul territorio di Lentini e Carlentini. Che finora sono stati capaci soltanto di litigare su dove dovrebbe ricadere l’ingresso principale del parco archeologico (è il motivo per cui – raccontano le cronache locali – saltò l’ultimo incontro fra le due amministrazioni), mentre il tempo per fortuna non è riuscito a distruggere ciò che gli uomini non sanno conservare. Per adesso l’ingresso “teorico” del parco chiuso è a Carlentini in via Archeologica. Il vialetto fu sistemato in occasione del “Teatro scuola”, che portò fra queste pietre le scuole di tutt’Italia. Ma la strada della memoria è diventata la “bacheca” per le scritte di qualche vandalo che si sfoga qui con la stessa nonchalance di quando sputa scemenze con lo spray sui muri dei casermoni popolari della periferia. Entrando si apre uno scrigno di meraviglie: gli scavi del colle San Mauro e del colle Metapiccola, una parte della necropoli di Cava Ruccia e una delle antichissime chiese rupestri.
I ragazzi di SiciliAntica sono lì davanti. S’erano offerti gratuitamente di partecipare alla pulizia straordinaria, ma alcuni problemi burocratici (legati a sicurezza e assicurazioni varie) li hanno tenuti lontani. «Gli operai del Comune – ammette Giorgio Franco, vicepresidente dell’associazione – hanno fatto un lavoro meritorio, rimuovendo i rifiuti più ingombranti, ma ci sarebbe ancora tanto da fare per chiudere questa lunga parentesi di degrado». Giorgio è un ventenne pieno di sogni. Studia Beni culturali a Lettere e vorrebbe restare qui, trasformando la passione per quelle pietre in un lavoro. Ci viene la tentazione di zittirlo, quando elenca tutti gli altri siti prigionieri dell’incuria: le grotte del Crocifisso (complesso paleocristiano con affreschi cadenti), il “Castellaccio” (in auge fino al 2005 grazie al “Castrum Fest” dell’indimenticato Cirino Gula), le grotte della Castellana nella zona del Biviere e quelle di Xirumi. Ma la ferita che gli brucia di più resta Leontinoi e gli piangono gli occhi quando ricorda «le centinaia di turisti che in questi ultimi cinque anni sono arrivati all’ingresso del parco archeologico e poi sono dovuti tornare indietro». Nell’ultimo quinquennio i turisti sono tornati indietro, ma non certo i tombaroli: alcuni sono stati “pizzicati” dalle forze dell’ordine mentre facevano shopping gratuito di reperti, ma chissà in quanti l’hanno fatta franca.

Ma dimentichiamoci di queste cose, almeno per un giorno. Oggi è festa. Riapre il parco di Leontinoi. Ed è un motivo di grande soddisfazione per il direttore del (citiamo dal burocratese della Regione) “Parco archeologico di Leontinoi e delle aree archeologiche di Lentini e dei Comuni limitrofi”, che si chiama Mariella Musumeci e ha davvero a cuore il destino di quest’eredità. Senza infingimenti, senza nascondere i problemi: «L’apertura straordinaria è un segnale forte che stiamo dando, grazie alla sinergia tra gli enti e le associazioni, ma ancora non siamo nelle condizioni di garantire la fruizione piena del sito». Gli ostacoli? Non tanto il recupero dei luoghi, quanto la gestione di custodia, vigilanza e pulizia. «Stiamo lavorando a un’intesa fra Parco archeologico, Sovrintendenza e Comuni di Lentini e Carlentini. L’obiettivo è non solo quello di riaprire al pubblico l’area archeologica, ma anche farlo diventare un luogo vivo, aperto agli scavi e a una ricerca scientifica continua. E poi lo scenario a lungo termine è quello di mettere in rete tutti gli altri beni culturali e paesaggistici di Augusta, Francofonte, Ferla, Melilli e Sortino».
Un esempio di quello che vorrebbe fare la direttrice Musumeci, nel suo piccolo, è già avvenuto nel museo archeologico di Lentini, un gioiellino straordinario. Visite guidate, attività didattiche, mostre e spettacoli. E poco importa se i visitatori del museo – secondo i dati dell’assessorato ai Beni culturali – nel 2010 sono stati appena 736, di cui soltanto 124 paganti per un incasso di 269 euro.

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Autore: giorgiofranco_s

Activities in the field of Cultural Heritage and Tourism. It is essential to believe that the Culture could be the means of reconstruction suited to showing the best memory, Beauty. Rediscovering "places thinking".

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